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Arte del Giunco

E' un'arte antichissima tramandata sia per essere da supporto all'attività marinara, sia per affiancare l'economia rurale con la produzione di "panàre o panàri, sporteddhe e ciste" ossia ceste e panieri di giunco o di vimini, il cui utilizzo si può estendere persino all'esercizio della pesca.

Nel periodo di fermo i pescatori preparano "le nasse", speciali gabbie intessute con giunco e con rafe di spago a forma conica. All'interno si colloca l'esca; il pesce attratto dal miraggio del cibo penetra tra le maglie senza avere però la possibilità di uscirne, perché l'apparecchio funziona come un'autentica trappola infallibile.

Esistono diversi tipi di nasse a seconda del genere di pesca e del pescato: le nasse grandi "a pede", non si vedono più in giro; erano calate a coppia, destinate a giacere sul fondo marino. Venivano adoperate per la pesca dello zerro, ma pure delle triglie piccole.

Le nasse "a tonu" sono calate in serie di otto o dieci, servono, di norma, senza adoperare esca, per la cattura di gronghi, murene, polpi e altro genere di pesce assortito e misto ('mbiscu).

Le nasse "pe' secce" vengono immerse in serie come le precedenti ma in fondali sabbiosi, l'habitat preferito dalla seppia.

Infine le nasse "de ope" per la pesca delle boghe; possono essere innescate (da pescatori senza scrupoli) col cosiddetto "pignulu" (pillola) spesso consistente in una pallottola impastata con farina di fave abbrustolite, sospesa all'interno tramite una funicella. Immersa la nassa, l'impasto si scioglie gradualmente sino ad intorbidare l'acqua circostante, sì da attirare con un forte odore particolare le ope.

Nel mare di Gallipoli è ancora praticata la pesca con le nasse, sebbene parzialmente.

ARTE DELLE RETI

A tale mestiere non più artigianale, si dedicavano gli stessi pescatori e talora venivano coinvolte persino mogli e figlie a cui veniva affidato il momento della confezione. Le dimensioni delle reti si calcolano con l'unità di misura che è consueta per i pescatori, ossia "lu passu", il passo, pari a circa 185 cm.

Esistono due categorie di reti: quelle "a maglia" e quelle "a filo"; le prime a maglia reticolata, le seconde con fili di vario spessore e varia lunghezza.

Ad eccezione delle reti da tonnara con fibra di cocco, tutte le altre erano realizzate con filati di cotone, anche del tipo makò o di canapa, periodicamente tinte di color marrone rossastro allo scopo di non marcire ma anche di essere alquanto trasparenti sott'acqua.

Da: "Gallipoli e il suo mare" di Gino Schirosi Coordinamento Editoriale: C.R.S.E.C. LE/ 48 Gallipoli

Gallipoli e il mare

E' difficile non notare il forte legame esistente tra Gallipoli e il mare, non solo perchè la città è protesa sull' acqua ma perchè la pesca rappresenta la prevalente fonte di ricchezza per la popolazione.

Sui moli che costeggiano la città si incontrano pescatori, più o meno giovani, intenti a riparare le reti o a sistemare le barche prima e dopo la partenza. Sono uomini che si dedicanao a questa attività perchè è stata loro tramandata dai padri e a loro volta la inegnano ai più giovani.

Parlando con i pescatori si può scoprire che non tutti lavorano allo stesso modo e negli stessi orari. Esistono, infatti, diversi tipi di pesca per ogni periodo dell'anno ed ognuno di essi richiede l'utilizzo di strumenti diversi.

Tipi di pesca

Sono sette i tipi di pesca:
  • a strascico - effettuata con i motopescherecci: si calano in mare reti a forma di sacco e le si trascinano; in questo modo i pesci rimangono intrappolati dentro.
  • li tramacchiati - si calano le reti (formate da due esterne a maglie larghe e una, a maglie fitte, al centro) in acqua per almeno dieci ore. Passato questo tempo vengono ritirate partendo dall'estremità gettata per prima.
  • a tratta - è un tipo di pesca per la quale si sa un filo di nylon legato a una barca in movimento alla cui estremità viene legato un pesce in plastica che galleggia e attira "ricciole" e calamari;
  • la chiangi - è realizzata da tante barche e si pratica quando è buio con le"lampare" che abbagliano i pesci i quali restano intrappolati nelle reti. Con la chiangi si pescano "cupiddhi e ope";
  • la togna - dagli scogli, con un lungo filo di nylon alla cui estremità viene sistemato un gamberetto come esca, si cattura la preda;
  • le nasse - sono campane realizzate con giunchi e una apertra inferiore che permette ai pesci di entrare attratti da pezzi di pane e, poi, non riescono più ad uscire restando intrappolati: Con le nasse si pescano vari tipi di pesce. L' unico inconveniente è rappresentato dai delfini che, attratti dal pesce intrappolato, distruggono le nasse;
  • a fiacca - è un tipo di pesca praticata durante le ore notturne nelle zone dove il fondale è basso: si pratica con almeno due persone; una illumina il mare con un grosso faro e l'altra guarda l'acqua con uno specchio ed ha una fiocina per catturare i pesci. Appena questo viene abbagliato e si immobilizza, il pescatore "lu 'nfioscina".

Aticolo a cura del Progetto: "L'arcobaleno della storia e del turismo culturale italiano". UNPLI Servizio Civile Nazionale Pro Loco Gallipoli.

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